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COMPAGNIA
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COMPAGNIA
Company - Author: DescendingAngel - PG - General - Snape has to take care of his estate after his father dies. Lupin, acting as bodyguard, gets a glimpse into Snape's past. Neither realise what lurks in the shadows outside of the Snape Manor. - Tradotto da Cuccussétte - Generico - per tutti, I piccoli con un adulto - Snape torna alla casa della sua famiglia alla morte del padre, accompagnato da Lupin che fa da guardia del corpo. Ma cosa si annida nelle ombre? Abbastanza AU
Qua l'Originale http://www.fanfiction.net/s/1053600/1/
CAPITOLO PRIMO
Quasi nessuno alzò lo sguardo in attesa, quando un gufo entrò volando nel Salone per distribuire la posta quotidiana. Severus Snape non lo fece. Non si attendeva alcuna lettera e così fissava nel fondo della tazza di caffè e non fece caso al piccolo gufo marrone che era atterrato sul tavolo proprio davanti a lui. Diede all'uccello uno sguardo scrutatore e questo allungò la zampa e attese che lui prendesse la lettera. Snape era convinto di non aver mai visto prima di allora quell'uccello, ma siccome aveva già iniziato a tubare arrabbiato, prese la lettera e scacciò il gufo. Aprì l'incarto e si accasciò nella sedia. Non era consapevole del fatto che gli insegnanti accanto a lui lo stessero guardando. Da quando alcune settimane prima Voldemort aveva scoperto che era diventato un traditore per la Parte Oscura, un sacco di persone nella scuola stavano tenendo un occhio su di lui, e ci si era appena abituato. Anche se era sempre qualcosa di fastidioso. La lettera era breve, tre linee ed una firma, nulla più, ma riuscì a farlo rimanere a fissare il foglio abbastanza a lungo perché la McGonagall ci facesse caso.
"Cosa è?" chiese a voce bassa, con un'espressione assai preoccupata in volto.
Lui la scrutò, esitò un istante e poi rapido ripiegò la lettera e se la mise in tasca. "Nulla," le disse. "Per favore, scusami." Si alzò dalla sedia ed attraversò il Salone.
"Cosa gli è successo?" chiese Remus Lupin appena che la grossa porta di legno venne chiusa dietro Snape.
"Deve essere stata quella lettera," rispose la McGonagall e distolse finalmente lo sguardo dalle porte di entrata.
"Pensi che abbia nulla a che fare con Chi - Sai - Tu?"
"Immagino abbia ben altri modi per trattare con i traditori," disse Dumbledore. "Minacciare qualcuno con una lettera spaventosa deve essere un sistema assai lontano dai suoi."
Fu nella prima serata che Snape bussò alla porta dell'ufficio. Il Preside lo stava attendendo già, ed era certo che non ci sarebbe voluto molto prima che gli dicesse della lettera che aveva ricevuti quella mattina.
"Per favore, siediti. Cosa posso fare per te?" gli chiese con un sorriso caloroso.
Snepe apparve un po' a disagio quando sedette sulla sedia all'altra estremità dello scrittoio. "Ho bisogno di qualche giorno di pausa."
Dumbledore arricciò un sopracciglio.
"Mio padre è morto," spiegò breve Snape. "E devo prendermi cura di un paio di cose."
"Mi dispiace," disse il Preside. "Posso aiutarti in qualche modo?"
Snape alzò le spalle. "Lo sai che non eravamo molto vicini."
"Era pur sempre tuo padre."
"Mi occorrerebbero solo tre o quattro giorni, devo decidere cosa fare della casa e di qualsiasi altra cosa possa aver lasciato."
"Ma certo, prenditi il tempo che ti occorre." Disse Dumbldore e Snape si alzò dalla sedia. "Severus? Se hai bisogno di qualsiasi altra cosa, se vuoi parlare…"
"Lo apprezzo," lo interruppe Snape,"ma sto bene."
Invece di presenziare alla cena nel salone dove sapeva che tutti i colleghi lo avrebbero guardato con quelle espressioni così comprensive sulle facce - Dumbledore aveva spiegato a tutti di già - Snape aveva piuttosto iniziato a imballare alcune cose. Roteò gli occhi quando sentì il bussare alla porta e pensò che se ne era andato proprio dopo aver parlato col Preside.
"Entra," borbottò e non fu troppo sorpreso di vedere entrare Lupin, era convinto che sarebbe stato o lui o la McGonagall.
"Come stai?" chiese Lupin con voce dolce.
"Perché me lo chiedete tutti in questi giorni?" rispose Snape e ficcò un libro nella borsa.
"Mi dispiace di tuo padre."
"Non lo saresti, se solo lo avessi conosciuto."
"Beh, veramente sono sceso perché pensavo potessi aver bisogno di un po' di compagnia," disse Lupin e cennò alla borsa.
Snape si arrestò in quello che stava facendo e gli diede un'occhiata vacua. "Compagnia?"
Lupin alzò le spalle. "Nella mia famiglia di solito non lasciamo solo qualcuno dopo una cosa del genere."
"Come puoi aver notato, non sono parte della tua famiglia, e nella mia impariamo a cavarcela per conto nostro," spiegò sbrigativo.
Entrambi voltarono la tesya quandoDumbledore si schiarì la gola. Era in piedi sulla soglia e li osservava. "Allora, Severus,mi spiace ma non posso permetterti di lasciare il castello da solo al momento," gli comunicò. "Sarebbe troppo pericoloso, Voldemort di certo ha alcune persone qua fuori, che ti stanno cercando."
Snape stava sempre arrabattandosi a trovare qualche contro argomento quando Dumbledore si rivolse a Lupin. "Remus, potresti badare un po' a lui?"
"Non ho bisogno di nessuno che mi faccia da balia, posso badare a me stesso assai bene." Scattò Snape.
Dumbledore sorrise. "Lo so," disse affabile. "Ma forse potresti accettare lo stesso, come minimo mi farebbe sentire più a mio agio."
"Qualsiasi cosa…" borbottò Snape. Non era dell'umore per avviare una discussione che sapeva di non poter vincere.
Snape non era assai loquace quando uscì fuori dal castello e si diresse alla Foresta Proibita, con Lupin che lo seguiva. Non aveva nemmeno parlato, davvero.
"Casa tua non ha un camino?" chiese Lupin appena raggiunsero i boschi.
"Sì, ma non è raggiunta dal Floo Network," rispose Snape.
Lupin non osò chiedergli il motivo. Sapeva che anche la sua stessa presenza sembrava infastidire assai il collega e così decise di trattenersi dall'iniziare una conversazione, almeno per ora. Era freddo e buio nella foresta, e sperò che non ci avrebbero messo molto per arrivare al limite anti apparizioni.
Un paio di minuti dopo Snape smise di camminare ed estrasse la bacchetta. Lupin immaginò che avessero oltrepassato il limite, e lo imitò. Si ritrasse quando Snape si allungò verso di lui e lo afferrò per il braccio.
Snape sospirò senza farsi sentire. "Dato che non sai dove stiamo andando, immagino che sarà più sicuro in questo modo, non voglio rischiare di perderti da qualche parte, giusto?" spiegò con tanto più sarcasmo riuscisse a riversare in ogni singola frase.
"Va bene, allora andiamo," rispose Lupin con un sorriso.

CAPITOLO SECONDO
La casa era in ogni modo come Lupin si era aspettate. Era antica, cupa e misteriosa, costruita su una collina al limitare di una vasta foresta, lontana abbastanza da qualsiasi agglomerato Bbabbano da aver visto nel corso dei secoli pochissimi visitatori accidentali, ma ancora abbastanza vicina, da far sì che la gente inventasse un sacco di storie spaventose su un simile posto. Dovette ammettere che era una dimora imponente, avvolta da nebbie e dominava i boschi e i ruscelli che la circondavano. Con le orecchie acute poteva sentire l'acqua che spruzzava contro le rocce e quando si avvicinarono alla casa, vide larghe scogliere sbucare dal paesaggio dietro alla casa.
"Così sei cresciuto qui?" chiese Lupin.
"Sì," rispose breve Snape.
"Quanto è antica?"
Snape si limitò ad alzare le spalle.
Da vicino la casa appariva ancora più imponente. Sembrava fissare i due visitatori fuori dalle finestre nere sbarrate e i gradini di legno che conducevano alla porta cigolarono sotto i loro passi. Lupin si girò attorno quando vide qualcosa muoversi nelle ombre vicino alla porta. Non aveva fatto caso alla larga gargolla di pietra seduta lì a far da guardia all'ingresso, mezza nascosta dai giganteschi cespugli. Aveva un muso da cane, ali spiegate e li osservava pigra con i lucenti occhi verdi. Con un basso rumore crocchiante aprì la bocca e sbadigliò.
"Padron Severus, non sei venuto qui da tanto tempo," disse con voce roca.
La gargolla sgranò gli occhi e guardò Lupin. "Chi viene con te ?" chiese.
"Apri la porta o sennò ti trasformo in un farfallone."
"Ai tuoi ordini, Padrone."
La porta pesante lentamente si spalancò e la gargolla richiuse gli occhi.
La porta si richiuse dietro di loro e Snape alzò la bacchetta per illuminare le torce alla pareti dell'ingresso.
Lupin si guardò attorno per osservare rapido l'ambiente. I mobili, i quadri e i tappeti erano costosi, ma ogni cosa sembrava piuttosto vecchia e sciupata. Senza dubbio erano stati una famiglia ricca una volta, ma poteva essere finito già da parecchi decenni.
"Quanto è passato dall'ultima volta che sei venuto qui?" chiese Lupin, che ancora si guardava attorno e lento seguiva Snape attraverso l'ingresso.
"Abbastanza." Non era certo nemmeno lui, per quanto ricordava non c'era stato che poco dopo la laurea di Hogwarts. Eppure, niente pareva mutato da allora.
Con un gesto della bacchetta Snape accese le candele nel salotto e smise di camminare. Non s'era fermato né aveva rallentato da quando erano arrivati, ma ora era rimasto in piedi come se si fosse reso conto all'improvviso che nemmeno sapeva dove si stava dirigendo. Lupin si tenne un paio di passi dietro a lui, e fissò nella stanza davanti. La cosa meno usuale a cui fece caso erano le spade appese su muro opposto. Snape era sempre immobile quando Lupin lo sorpassò e andò verso il muro per dare un'occhiata più da vicino.
"Erano di tuo padre?" domandò.
"Sì." Gli dissa Snape dopo qualche istante e sembrò venir riportato alla realtà dalla domanda, tanto che lentamente attraversò la stanza, verso le doppie porte di legno che conducevano alla biblioteca.
"Pensi che Voldemort possa sospettare che sei qua?" chiese Lupin inoltrandosi di un paio di passo fino alla soglia.
"Come potrebbe?" rispose Snape, senza voltarsi dalla libreria.
"Non sa della morte di tuo padre?"
"Probabilmente no."
"Così… non era uno dei suoi seguaci?"
Snape si voltò e lo ebbe davanti, sembrò sorpreso. "No. Come mai pensavi?"
"Beh… pensavo che il grosso, volevo dire, molte persone si fossero unite a Voldemort a causa… a causa di una tradizione di famiglia."
"Forse per me non fu tradizione, ma pura convinzione." Disse Snape e lo fissò in attesa.
Lupin iniziò a sentirsi molto a disagio sotto il suo sguardo e cercò un modo per sfuggirgli. Sapeva che Snape stava giocando con lui ma ancora non sapeva bene come reagire. Fu sollevato quando Snape concluse il gioco volgendosi di nuovo per cercare tre gli scaffali.
"Fu mia madre che portò quella tradizione nella mia famiglia, in verità." Disse e sfilò dallo scaffale uno spesso volume rosso. "E' abbastanza tardi. Ci sta una camera degli ospiti, sali le scale, seconda porta a sinistra alla fine del corridoio."
Lupin sbadigliò, "Sì, penso che tu abbia ragione. E te che farai?"
Snape sedette in una delle vecchie poltrone e aprì il libro. "Mi siederò qua al sicuro e proverò forte a non farmi ammazzare," mormorò scorrendo col pollice le prime pagine.
"Va bene, allora buonanotte." Lupin si voltò e se ne andò senza attendere una risposta che sapeva non avrebbe ricevuto.
Era una notte di burrasca. La tempesta avvolse la dimora cupa e furiosi getti di vento investirono le finestre con tanta forza che sembrava che avrebbero potuto rompere il vetro con facilità, se avessero voluto. Remus Lupin non riusciva a dormire. Fissava il soffitto e ascoltava il rombo della tempesta. Il vento ruggiva contro le persiane e faceva piegare i grossi alberi là fuori. Si girò su un fianco per guardare piuttosto il pavimento. La luna brillava attraverso le finestre e proiettava ombre lunghe degli alberi spogli nella stanza; la tempesta li faceva danzare e saltare sul tappeto. Sebbene avesse acceso il caminetto, nella stanza c'era sempre troppo freddo.
Si arrese; scese dal letto, si mise degli abiti e camminò fino alla finestra. Se uno stava cercando di dormire, la vista del gioco notturno delle forze della natura era sconvolgente. Da lassù poteva vedere il mare agitato e larghe nubi che coprivano il cielo. Nel mezzo della furia della tempesta individuò una persona in piedi su una delle scogliere, che stava guardando il mare.
"Non hai detto che avresti cercato di non farti uccidere…" mormorò tra sé. Veramente voleva scendere là e dirgli di tornare dentro, ma pure sapeva che non era la cosa giusta da fare, così decise piuttosto di scendere nella biblioteca e cercare un libri che potesse tenergli la mente occupata. O forse uno così noioso che lo facesse cadere addormentato.
Lupin si destò di scatto quando sentì un forte rumore di schianto; saltò giù dal divano e gettò il libro a terra. C'erano voci che echeggiavano nel corridoio. Voci che non riconobbe. Cercò la bacchetta e trattenne il respiro appena si rese conto di non averla con sé. L'aveva lasciata al piano superiore, nella sua stanza.
< Dannazione > pensò tra sé, < ecco quanto riesci ad essere stupido. Bel lavoro, davvero…> si passò la mano tra i capelli e si guardò attorno con ansia. Non aveva la minima idea di cosa fare adesso. Senza la bacchetta si sentiva abbastanza inutile, ma di certo non sarebbe rimasto lì seduto ad aspettare che venissero per lui. E neppure poteva scappare, visto che avrebbe significato lasciare Snape a morire.
"Dannazione", sussurrò tra sé ancora una volta e in silenzio scivolò attraverso la stanza e cauto aprì un poco la porta, appena quanto gli bastava per sbirciare.
La scena era abbastanza simile a come se l'era immaginata. Contò tre Mangiamorte ma di certo ce ne stavano altri, poteva vedere solo una sottile striscia di stanza. Quando uno di loro si fece da parte, vide Snape, disteso sul pavimento nel mezzo dei resti fracassati di quello che fino a qualche minuto prima era stato un comò del Galles. Questo spiegava il suono di cosa schiantata che aveva sentito. Sapeva di non avere possibilità, non di certo con la bacchetta e senza, di certo no.
Forse non sapevano che era lì. Prenderli di sorpresa era l'unica via possibile.
compagnia2
CAPITOLO TERZO
Snape avvertì un forte dolore al collo quando venne rimesso in piedi da due delle figure mascherate. Non provò a combatterli, ma gli consentì di trascinarlo lungo le scale. Dall'ingresso sentì una voce nota. Griffin Haley. Stava cercando da un po' di farsi vedere da Voldemort; catturare il traditore poteva davvero comperargli il biglietto per entrare nel cerchio interno dell'oscuro Signore. E Snape seppe che di certo non lo avrebbe ucciso su due piedi. Cercò forte di considerarla una buona notizia.
Uno degli uomini aprì la porta che conduceva ad una delle stanze della cantina mentre l'altro lo trattenne in una presa salda. Entrambi non avevano ancora parlato, così non aveva idea di chi fossero. Dubitò pure di conoscerli, Haley non si era mai circondato con nessuno degli stregoni più potenti e conosciuti. L'uomo lo spinse di peso nella stanza, con abbastanza forza da fargli colpire il muro di fredda pietra, mentre l'altro uomo chiuse la porta.
"Paura, traditore?" sibilò uno dei Mangiamorte.
"No." Snape rispose calmo. Fu un poco sorpreso quando si rese conto che non stava mentendo affatto. Lo avrebbero ucciso. Era solo una questione di tempo e lo sapeva, così non era il caso di fare piagnistei.
Lo stregone incappucciato si avvicinò e rimase in piedi davanti a lui, fissandolo negli occhi. "Dovresti averne." Sussurrò. Prima che Snape potesse reagire, un forte pugno lo colpì al viso, e la testa venne gettata all'indietro con violenza, e colpì il muro. L'uomo accanto lo colpì allo stomaco e si piegò in due; rantolò per respirare e cadde in ginocchio. Sebbene quel tipo fosse uno stregone, di certo sapeva come combattere a mani nude.
Sentì un basso rumore di oggetto che si spezza quando l'uomo lo calciò. Una costola rotta, probabile, pensò, chiedendosi come mai non sentisse dolore. Non li avrebbe combattuti, non adesso. La pazienza era qualcosa che aveva dovuto acquisire nel corso degli ultimi anni e sapeva di certo di non avere opportunità: più lottava e peggio gliela avrebbero fatta pagare. Per adesso, sopportava.
Il Mangiamorte si chinò vicino a lui, lo afferrò per i capelli e gli tirò su la testa per guardarlo in faccia. "Dovresti averne," sussurrò un'ultima volta prima di rialzarsi e andare alla porta.
"Il nostro signore sarò assai contento," disse uno degli uomini. Le orecchie acute di Lupin gli resero facile capire ogni parola che dicevano.
"Griffin, perché non possiamo ammazzarlo e basta?"
Il primo uomo, Griffin, afferrò l'altro stregone per il colletto e lo sbatté contro una madia. "Perché stiamo eseguendo il volere dell'Oscuro Signore. Nessuna uccisione, tortura, nessuna magia oscura per niente." Lo disse piano, accentando ogni parola. "Ora va e informalo… del nostro successo."
L'altro uomo annuì e svelto se ne uscì dalla stanza appena Griffin lo ebbe lasciato andare.

Lupin si fece da parte per restare in piedi dietro la porta, la schiena al muro. C'erano come minimo cinque di liro. Uno di quelli che aveva portato Snape là sotto non era tornato, di certo era stato lasciato giù a sorvegliare. L'altro se ne era appena andato per informare Voldemort. Uno era ancora in piedi sull'entrata con l'uomo chiamato Griffin, e questo poteva significare che poteva essercene un altro solo rimasto nelle vicinanze. Lupin non lo sapeva. Poteva forse essere la migliore occasione da cogliere. Si protese e gettò uno sguardo nell'ingresso. Griffin si era accomodato su un divano nell'angolo della stanza, l'altro uomo era in piedi dietro di lui a braccia conserte.
"Non stare solo qui a guardare, vedi piuttosto se puoi trovarmi una bottiglia di vino o qualcosa…" borbottò Griffin; l'altro stregone annuì e si diresse nel salotto. Lupin svelto fece un passo indietro per nascondersi di nuovo tra le ombre dietro la porta.
Il pavimento di tavole di legno fece un lieve rumore di cosa che si spezza sotto ogni passo del Mangiamorte. Attraversò la stanza, guardò gli scaffali. Poi Lupin lo sentì avvicinarsi lento alla porta che conduceva alla biblioteca. Poté sentire il cuore battergli più veloce. Lo stregone oscuro aprì la porta con una spinta e si portò sulla soglia, scrutando nella stanza. Era così vicino da poterne sentire il respiro.
"Brooks…" il Mangiamorte borbottò tra i denti, girò i tacchi , spine la porta chiudendosela dietro e svelto fece ritorno nell'ingresso. Lupin sospirò senza farsi sentire e chiuse gli occhi per un istante.
< A pelo.> pensò tra sé e riaprì gli occhi. Eara adesso o mai più. Ci doveva essere un'altra rampa di scale che portava al primo piano. Desiderò di aver chiesto a Snape di fargli fare un giro per la casa. Con attenzione aprì la porta, diede un'occhiata al salotto e notò come la porta che dava nell'ingresso era stata chiusa. Alla sua sinistra c'era un'altra porta. Era nascosta dietro la tappezzeria ma sapeva che era lì poiché poteva sentire odorare l'aria chiusa dalla stanza adiacente. Attraversò la stanza, scansò la carta da parati, aprì la porta e sorrise quando una buia scala a chiocciola si mostrò. Lo avrebbe sorpreso, non trovare nessun passaggio segreto o passaggio in una vecchia casa stregonesca come era quella.
Era del tutto buio lì dentro, non c'erano finestre e non osava accendere nessuna delle torce alle pareti. Le scale erano coperte di polvere, di certo non venivano usate da parecchio. Tenne la mano sinistra al muro mentre avanzava. Non riusciva a vedere niente e poté solo sentire la porta che supponeva lo portasse al primo piano. Con le dita tracciò i bordi del legno che era incassato nel freddo muro di pietra e poi si prese un attimo per ascoltare. Le orecchie acute non sentirono alcun rumore e così diede una lieve spinta alla porta, augurandosi che i suoi sensi non lo avessero tradito. Fu sollevato di vedere che la stanza dietro la porta era davvero vuote. Girando attorno notò che la porta era uno scaffale. Lo sospinse di nuovo a posto tra gli altri scaffali e ispezionò la sala. Non c'era molto e decisamente non c'era nulla da poter impiegare contro i Mangiamorte. C'erano scaffali riempiti con libri, qualcuno in quella famiglia aveva il pallino della lettura, un ampio scrittoio e un telescopio. Gettare libri contro il nemico non gli sembrava un'idea proprio promettente. Guardando fuori dall'unica larga finestra vide la lucente mezza luna.
"Mai che c'è luna piena quando ti serve…" sospirò tra sé e si diresse alla porta.
Aidenn Thistle non lo sentì. Era così tanto occupato nel camminare per il corridoio, aprire le porte a calci, tirare giù i quadri dalle pareti a pedate e immaginare la reazione del loro Oscuro Signore al loro successo. Dopotutto, avevano catturato il traditore. Parecchi avrebbero detto che era cosa difficile, qualcuno aveva detto che era impossibile poiché si nascondeva nella sicurezza delle mura di Hogwarts. Ma ce l'avevano fatta. Voldemort sarebbe stato compiaciuto. Riuscì ad emettere nulla più di un basso suono gracchiante quando Lupin lo afferrò da dietro, gli strinse un braccio al collo e lo spinse indietro in una stanza adiacente. Il Mangiamorte si dibatteva forte ma Lupin tenne una presa ferma, fino a che alla fine non perse conoscenza, mollò la bacchetta e crollò a terra.
Appena Lupin raccolse la bacchetta sentì che non gli andava affatto bene. Ma era sempre meglio di nulla. O così sperò. Gli occorsero tre tentativi per lanciare un semplice incantesimo Petrificus Totalus sul Mangiamorte e si rese conto di dover recuperare la propria bacchetta, nno avrebbe avuto possibilità con quella.
Non c'era nessun altro al primo piano, e tornò alla camera degli ospiti senza incontrare nessuno. Come ebbe recuperato la sua bacchetta, spezzò in due quella presa allo stregone oscuro. Si fermò sulla soglia come sentì passi risalire dalle scale.
"Thistle, dove diavolo sei!" i passi raggiunsero la cima delle scale e adesso si avvicinavano per il corridoio. Lupin alzò la bacchetta e attese. Era lo stesso uomo che quasi lo aveva scoperto quando si stava nascondendo nella biblioteca.
"Aidenn?" sentì ancora la voce, stavolta assai vicina. L'uomo camminò lento per il corridoio e superò la stanza degli ospiti. Lupin attese un altro secondo poi balzò nel corridoio e puntò la bacchetta ello stregone, pronto a lanciare un Petrificus Totalus.
Prima di poter dire le parole, sentì un forte "Expelliarmus!" da dietro; la bacchetta saltò via dalla mano e venne scagliato in avanti contro il muro. L'uomo che chiamavano Griffin balzò in avanti e piazzò una ginocchiata al torace di Lupin: lo inchiodò a terra. Gli altri Mangiamorte gli stavano attorno, e sempre fissavano intontiti Lupin.
"Adesso, chi diavolo sei tu?" sibilò Griffin, fissandolo dall'alto.
"Il fratello gemello di Snape, pensavo fosse così ovvio…" rispose Lupin con un ghigno ironico.
Griffin lo afferrò per i capelli e gli sbatté la testa per terra. "Meglio che mostri un po' di rispetto!" sbottò.
Lupin cercò di non dare attenzione al dolore. "Dare rispetto? Verso te, Griffin?"
I Mangiamorte erano ovviamente infastiditi dal fatto che un estraneo conoscesse il suo nome. Bene, chiunque tu sia, ti unirai al traditore per ora, lascerò che sia l'oscuro Signora a decidere cosa fare di te." Mormorò quelle parole e si alzò.
Lupin voleva fare altrettanto ma appena fece per sollevarsi Griffin lo calciò sul fianco, mandandolo di nuovo a terra. Sentì un altro calcio allo stomaco, ed uno diretto alla nuca, poi Griffin lo prese per un braccio e lo mise in piedi a forza. "Vedo che non sorridi più, bastardo," gli sibilò e poi lo trascinò per il corridoio, verso le scale.
CAPITOLO QUARTO
Snape alzò pigro la testa per guardare cosa avveniva quando la pesante porta di legno venne aperta e sulla soglia comparvero due dei Mangiamore. Gettarono Lupin nella stanza più che spingerlo e finì sul pavimento. Senza dire una parola richiusero la porta e lasciarono i due stregoni soli.
"Perché ci hai messo così tanto?" chiese Snape a voce bassa; ancora sedeva a terra nell'angolo ma ora guardava Lupin invece dei suoi piedi.
Lupin gemette e cercò di togliersi dalla scomoda posizione di stare sdraiato a faccia in giù sulla fredda pietra del pavimento. "Non mi aspettavo proprio che mi riempissero di calci e pugni.." mormorò.
"Attaccare fisicamente qualcuno implica una quantità di violenza assai maggiore che agitare una bacchetta, immagino che è per questo che ci piace," rispose Snape.
"Non riesco a vedere molto <noi > in te e me," disse Lupin e si passò la mano tra i capelli.
"Eppure c'è. Deve esserci," disse asciutto Snape.
Sedettero in silenzio per quella che parve loro un'eternità: Snape nell'angolo della stanza , Lupin a qualche metro da lui, davanti alla porta. Non c'erano finestre così era buio eccetto per la linea sottile della debole luce che veniva spandendosi da sotto la porta. Lupin infine si alzò, avanzò fino alla parete e sedette accanto al suo collega.
"Ci uccideranno, giusto?" chiese.
"Probabile." Rispose Snape, "E' come trattano i traditori. Mentre te… ci sta che Voldemort pensi che potresti essergli utile, e vivrai. Sotto Imperius, forse."
"Morirei piuttosto."
Un sorriso triste attraversò il viso di Snape. "Spero che avrai la scelta."
"E tu resterai qua seduto ad attendere l'arrivo di Voldemort?"
Snape inarcò il sopracciglio. "Verrà di persona? Quale onore," sbuffò.
Lupin sorrise e quando Snape lo guardò entrambi persero a sghignazzare. "Adesso siamo disperati, vero?" disse Lupin e Snape annuì. "Comunque si dice che il tuo cervello lavori al meglio quando è sotto pressione e così, hai idea di cosa dovremmo fare? Perché io non ne ho alcuna."
"Dipende. Vuoi combattere l'inevitabile o piuttosto accettarlo?" rispose Snape.
"Inevitabile? Mai creduto che tu fossi uno che si arrendeva facilmente," obiettò Lupin.
"Suppongo che voglia dire che lotteremo. Uscire da questa stanza potrebbe essere un buon inizio, hai suggerimenti?"
"SE ci fossero passaggi segreti che portano fuori di qui, di certo non te ne staresti più seduto qui, giusto?" chiese Lupin.
"Cinque punti al Grifondoro."
Lupin sorrise. "Allora abbiamo bisogno di una specie di piano…"

"Ci hai traditi! Ci hai traditi ancora e ancora!" gridò Lupin. "E adesso lo vuoi fare ancora? Ti ammazzeranno, non importa cosa farai! Non avrei mai dovuto darti fiducia."
"Non lo ho fatto, con nessuno di voi! Non mi importa se vivo o muoio." Rispose Snape. "Tutto quello che voglio, è fare la cosa giusta, almeno una volta in vita mia.!"
"Ma non puoi dirglielo! Ci uccideranno, entrambi, e gli darai il potere di vincere questa guerra."
"Bene!" rispose Snape. "Attaccati, Lupin, questo è quello che desidero!"
Stavano in piedi faccia a faccia, un paio di passi uno dall'altro, ed entrambi immediatamente si azzittirono e guardarono la porta che lenta si aprì.
"Zitti voi due!" ruggì il Mangiamorte, con la bacchetta sollevata. "Che state dicendo?"
"Non hai appena detto che ci volevi zitti?" chiese Lupin.
"Tu stai zitto!" grugnì il Mangiamorte e lo fissò irato, poi si rivolse a Snape, "Parla, te."
"Fammi parlare con Griffin, ho delle informazioni per lui," rispose Snape.
"Severus, non puoi farlo," lo implorò Lupin. "Ti prego, non.."
"Zitto o ti ammazzo qua subito!" abbaiò il Mangiamorte a Lupin e poi fece una pausa per pensare, ovvio cercava di capire cosa farne. Lupin a stento poté nascondere un sorriso quando vide Snape roteare gli occhi verso di lui. "Venite tutti e due di sopra," disse infine.
Stava chiaramente eseguendo l'ordine di non lasciare uno di loro incustodito, così non aveva altra scelta se non portarseli dietro tutti e due. Sebbene non fosse un gran rischio lasciare uno stregone senza bacchetta in una stanza chiusa a chiave, una cosa che un bravo Mangiamorte imparava era che gli ordini non andavano mai discussi. Snape era compiaciuto, questa parte stava funzionando proprio così come l'avevano progettata. Tutto quello che ora dovevano fare, era attendere un loro errore.
Griffin Haley davvero non aveva da pensare all'offerta di Snape. La sola cosa in testa era la gloriosa carriera che stava per iniziare riportando tante informazioni di valore al suo capo. Nemmeno per un istante dubitò che Snape avesse davvero le informazioni di cui stava parlando.
"Così ora vuoi tornare al tuo posto?" chiese camminando avanti e indietro davanti ai due prigionieri.
"Sì, lo voglio. Rinnego quello che ho fatto." Disse Snape a testa chinata. "Non mi aspetto che il nostro signore mi perdoni, ma almeno voglio pagare il mio debito con lui."
Griffin si fermò davanti a lui. "Guardami."
Snapeeseguì l'ordine e lento sollevò il capo, mostrò sottomissione e nascose dal tutto ogni traccia di arroganza.
Guardando la scena Lupin si rese conto che Snape era davvero un attore di talento e un bugiardo migliore di quanto non avesse mai creduto.
"Allora vai avanti, dimmi tutto quello che sai e potrò pensare a mettere una parola buona per te non appena arriverà Lord Voldemort," disse sorridendo Griffin. Se non fosse stato per il ruolo che stava cercando di recitare, Snape sarebbe scoppiato a ridere. Haley sopravvalutava chiaramente la sua posizione e non era altro che ridicolo. Voldemort non si sarebbe interessato di quello che aveva da dire, e lo avrebbe ucciso sul posto per aver avuto l'impudenza anche solo di aprire bocca.
Così Snape prese a parlargli. Gli diede i nomi dei Mangiamorte che spiavano al ministero, gli disse dei piani del Ministero di attaccare certi posti segreti, e il ghigno di Haley si allargò ad ogni parola che diceva.
"Sta dicendo bugie!" strillò all'improvviso Lupin, balzò in avanti e venne subito trattenuto da due degli stregoni oscuri.
Snape si voltò e lo fulminò con un'occhiata. "Zitto, licantropo, nessuno ti crederà."
"Non puoi fidarti di lui, ha tradito entrambe le parti!" continuò Lupin. "Ti sta tradendo proprio come ha tradito noi, e tu lasci che ti prenda in giro!" Prese a ghignare e a scuotere la testa. "Non pensavo fossi così stupido."
Lupin si era aspettato che avrebbe come minimo ricevuto un altro pugno in faccia per il commento ma i Mangiamorte erano ovviamente troppo presi a pensare a quello che aveva detto l'altro.
"Ha ragione, Griffin. Che facciamo?" chiese uno di loro.
"Non possiamo arrischiarci a dare informazioni sbagliate al nostro signore, moriremmo per quello," disse Aidenn Thostle.
Lupin sorrise. Snape aveva avuto ragione, era fin troppo semplice confonderli.
"Usiamo la Cruciatus, non potrà sopportarla per molto."
Lupin fece una smorfia quando sentì il primo uomo fare un simile suggerimento.
"No," rispose Griffin. "Te lo ho detto prima, niente Magia Oscura!"
"Perché no, davvero?" chiese Thistle.
"Perché sono ordini di Voldemort! Appena usassimo qualsiasi Magia Oscura il ministero saprebbe dove siamo, questo posto non è protetto in nessuna maniera!" rispose Haley scuotendo la testa alla stupidità che ancora una volta stavano dimostrando. "Ci sono altri modi per fargli dire la verità… Geraint, Aidenn, andate e riportate il licantropo giù nelle cantine e sorvegliatelo. Noi ce ne andremo a fare una passeggiata."
Lupin colse un'occhiata da Snape, che in modo inequivocabile gli mostrava di non avere idea di come andare avanti.
compagnia3
CAPITOLO QUINTO
All'esterno la tempesta stava ancora infuriando e la sua forza sembrava inarrestabile. Snape, fiancheggiato da due degli stregoni oscuri, seguiva senza far resistenza Griffin attraverso i meandri della casa, verso il suo retro. Ebbe la sensazione di sapere osa sarebbe successo, quando si avvicinarono alla scogliera. Lo fecero avanzare fino al bordo, da dove poté vedere il mare agitato al di sotto, e gli si misero davanti.
"Adess dimmi, traditore, hai detto la verità?" Griffin alzò la voce così che poté essere sentita sopra al ringhiare della tempesta.
Snape fece una smorfia. "Forse che sì, forse che no."
Tutti lo fissarono.
"Cosa?" sbottò Griffin
"Ho detto," rispose Snape, parlando assai lento mettendo l'accento su ogni parola, Wforse ti ho detto la verità e forse ti ho mentito e non lo saprai mai."
Griffin Haley lo fissò avvicinandosi, fino a quando non rimasero un piedi sguardo nello sguardo. Non si era aspettato una risposta simile da qualcuno che stava sul limitare di una scogliera alta sul mare. "Sono certo che lo scopriremo," sibilò Griffin.
"Davvero? E come?" rispose Snape.
"Sai nuotare, traditore?"
"Perché non mi spingi giù così lo scopri?"
Haley ghignò perverso e lentamente arretrò. "Te lo chiedo un'altra volta: mi hai detto la verità?"
Snape gli sorrise. "Non mi ucciderai, Griffin."
"No, ma ti farò male."
Snape non parve impressionato alla fine, e questo fu un qualcosa che fece arrabbiare tantissimo Griffin. Lo scrutò e levò alta la bacchetta.
Snape si guardò alle spalle e giù fino al mare, valutando se poteva sopravvivere a un salto laggiù. Si ricordava di essersi tuffato dalle scogliere da ragazzo, ma mai da così in alto.
"Dilanio!" ringhiò Griffin ed un proiettile di lampo azzurro schizzò fuori dalla punta della bacchetta. Colpì Snape con durezza, gli incise un taglio profondo al petto. La forza dell'impatto lo gettò all'indietro, sentì il limite della scogliera sotto i piedi e si lasciò cadere nell'oscurità.

In quello stesso momento Lucius Malfoy si teleportò a non più di cinque metri da loro; svelto osservò la situazione e poi marciò verso i tre Mangiamorte che si voltarono non appena lo videro.
"Cosa diavolo state facendo!" ringhiò. "Lo sapete che non dovete ucciderlo!"
"Non lo volevamo fare, volevamo solo cercare di spaventarlo un po', lo riporteremo qua in un momento…" disse Helay, ma venne interrotto subito da Malfoy.
"Zitto idiota!" sbottò, lo spinse da parte e fissò la superficie mossa e cupa del mare. "E' andato." Borbottò.
"Io… noi.. non avrebbe…"sbuffò Griffin, rendendosi conto che sarebbe stato ritenuto responsabile per questo. "Si supponeva che lo avrebbero riportato quassù!" rimbrottò svelto i due uomini. "Non doveva neppure toccare l'acqua!"
"Lo avremmo fatto, è stato solo perché Malfoy è apparso all'improvviso e non abbiamo guardato…" disse uno di loro.
Lucius Malfoy si voltò, fulminandoli con lo sguardo. I tre Mangiamorte si azzittirono ed abbassarono lo sguardo. "Mi era stato detto che c'erano cinque di voi qua, dove sono gli altri due?" chiese cercando di calmarsi invece che gridare a loro.
"Dentro, a guardia dell'altro tizio che abbiamo catturato." Disse Griffin.
"Bene," Malfoy scrutò di nuovo il mare. "Di certo non ci sono tantissimi posti dove uno possa uscire dall'acqua. Due di voi vadano in quella direzione, tu Haley andrai nell'altra e manderò gli altri due con te. E te lo dico, meglio che lo troviate, o ne sarete responsabili."
"Sì, signore," mormorarono i tre stregoni e si dileguarono mentre Malfoy tornò camminando alla casa.
"Ma Griffin ci ha detto di non lasciarlo solo," disse Aidenn Thistle.
"Ascoltate, non mi importa cosa vi ha detto Haley e nemmeno cosa dirà, sono io che vi do ordini adesso," sibilò Malfoy. Questa era una straordinaria squadra di imbecilli, ci doveva trattare e stavano iniziando ad infastidirlo.
"Quel tizio è abbastanza ingegnoso, e qualcuno dovrebbe sorvegliarlo," disse l'altro uomo.
Malfoy roteò gli occhi. "Chiunque sapesse accendere un fuoco vi sembrerebbe abbastanza ingegnoso, a voi altri…" borbottò tra sé prima di rialzare la voce ancora. "Bene allora, uno di voi resterà qua e l'altro andrà a dare una mano ad Haley per cercareSnape."
"Chi di noi?" chiese Thistle.
"Non mi importa!" ruggì Malfoy, si voltò e risalì le scale.
Lupin era stato capace di sentire ogni parola che si erano detti. Lo sorprese che Malfoy fosse lì. Di certo lo aveva mandato Voldemort a prendersi cura della situazione, fino a quando non fosse giunto di persona. L'Oscuro Signore sembrava assai impegnato. Sentì un altro uomo risalire la scale, sicché ne era rimasto solo uno a fargli la guardia. Ah, e una porta chiusa con la magia.
CAPITOLO SESTO
Snape era seduto su un piccolo scoglio, accasciato sulla pietra con gli occhi chiusi. Si sentiva stanco e sfinito e avrebbe voluto non dover fare altro se non dormire una settimana filata. O forse solo cadere e morire. Ma sapeva che nessuna delle due alternative gli offriva una soluzione accettabile. L'acqua era più gelida e agitata di quanto non si fosse atteso, e nuotare fino alla riva lo aveva privato di ogni sua forza. Eppure non poteva starsene lì seduto, di certo già lo cercavano. Per lo meno aveva il vantaggio su di loro di conoscere la strada. Faticò per alzarsi dal terreno e prese a camminare lungo il sentiero della costa, sempre tenendosi assai attaccato alla scogliera per essere certo di non essere visto da sopra. Gli pareva un'eternità dall'ultima volta che era stato lì. Sperò che avrebbe trovato la caverna dove si attendeva che fosse.
Qualche minuto dopo trovò la fessura tra le rocce. Non aveva mai mostrato segni di claustrofobia ma gli pareva più piccola di come non ricordasse. Si premette nell'apertura irregolare, rimase in piedi nella completa oscurità e desiderò ancora una volta in più d'avere ancora la sua bacchetta. O se non altro, qualche altra stupida invenzione Babbana.
"Solo ci vedessi un briciolo potrei sapere davvero se questa è la strada giusta…," borbottò tra i denti: avanzò cauto tenendo le mani sulla parete della grotta. E poi, "Non sono mai stato bravo per ricordare vie e direzioni…" sussurrò. "E adesso senti, stai parlando da solo. E' ovvio che stai perdendo la ragione."
Qualche minuto dopo si fermò, appoggiandosi alla parete, prese un respiro profondo e se ne pentì immediatamente, appena sentì di nuovo il dolore al torace. Borbottò parecchie parolacce e proseguì. Gli ci volle più di quanto non si fosse aspettato ma infine raggiunse il muro alla fine della grotta. Toccò la fredda pietra e sorrise quando sentì l'apertura irregolare che stava cercando. Vi inserì entrambe le mani e premette contro la roccia. Prese a muoversi lentamente e con grosso ostacolo, ma alla fine lì ci fu un'apertura nel muro, abbastanza spalancata da farlo passare ed entrare in casa.
Si spostò con infinita accortezza nel corridoio, cercò di non fare rumore. Sebbene fosse convinto che il grosso degli oscuri stregoni fosse fuori in cerca di lui, non voleva rischiare affatto. Quando raggiunse l'angolo si fermò ad ascoltare. Poté sentire passi. Così c'era ancora qualcuno laggiù, a fare la guardia a Lupin. Tutto quello che poté sperare che ce ne fosse uno solo, non se la sarebbe cavata contro due di loro. Sapeva pure che c'era un angolo fra lui e il punto in cui si aspettava che il Mangiamorte sarebbe lentamente transitato, e si tenne vicino al muro, nascosto tra le ombre. All'angolo successivo si fermò di nuovo e arrischiò un'occhiata svelta nella sezione di corridoio illuminata a giorno. Era lì, camminava lento avanti e indietro davanti alla porta della cantina, e torceva la bacchetta tra le dita. Perlomeno era soltanto uno. Snape trattenne il respiro e ascoltò i passi. Lo sentì avanzare verso di lui, voltarsi e in quell'attimo, Snape balzò fuori dall'ombra: mise un braccio attorno alle spalle e l'altro attorno alla testa. Prima che il Mangiamorte potesse far parola, Snape diede una rapida torsione alla testa. Tutto quello che poté essere sentito fu un basso agghiacciante rumore di cosa spezzata, e il corpo dell'uomo cadde a terra. Snape gli prese la bacchetta di mano, scavalcò il corpo senza vita e avanzò fino alla porta.
Con qualche incantesimo regolare distrusse i sigilli magici e spalancò la porta.
"Perché ci hai messo così tanto?" lo accolse Lupin sorridendo e si alzò dal pavimento con un salto. In piedi davanti a Snape, gli diede un'occhiata attenta. "Non hai una bella cera."
"Grazie tante," rispose Snape. "Dovremo andare." Si diresse su per le scale e Lupin lo seguì ma esitò quando vide il Mangiamorte per terra.
"E' morto?" chiese.
"Col collo rotto, sì, dovrebbe proprio," rispose sbrigativo Snape. Lupin ancora stava fissando il morto. Snape poté dire che non avrebbe pensato di essere capace di fare una cosa simile, sebbene lo sapesse più che bene. "Lupin, se vuoi il mio consiglio… Mai trattenere i pugni quando combatti questa gente. Se hai l'opportunità di ucciderne uno, fallo. Loro farebbero altrettanto."
Lupin spostò lo sguardo dal cadavere e seguì il collega su per le scale. Si fermarono appena ebbero raggiunto la porta che conduceva nell'ingresso.
"Dovrebbero essere sempre fuori a cercarti," sussurrò Lupin.
"Spero che sappiano che sono troppo egoista per tornare qua per te," aggiunse Snape.
"Severus… Malfoy è qui."
"Grande…" borbottò Snape. "Comunque dovremo provare. Pronto?"
"Se lo sei tu."
Lento Snape aprì la porta spingendola e balzò nell'ingresso, tenendosi Lupin alle spalle. Non si sentiva affatto capace di proteggerlo da tutto e tutti, ma in fondo era l'unico che avesse ancora la bacchetta con sé. L'ingresso era vuoto e rapidi attraversarono il corridoio e uscirono dalla porta di ingresso.
Il temporale si era calmato adesso e la notte appariva silenziosa e pacifica. "Pensi di poter teleportarti con quella bacchetta?" chiese Lupin a voce bassa.
"Non c'è possibilità," rispose Snape. "Dovremo camminare nel bosco."
"Allora andiamo," disse Lupin ed entrambi si diressero verso gli alberi.
"Severus."
Snape riconobbe immediatamente quella voce. Si fermò agghiacciato e lento si voltò. Lucius Malfoy emerse dall'ombra, col braccio alzato e la bacchetta in mano.
"Lucius," rispose placido guardandolo dritto negli occhi.
"Molla quella bacchetta per favore," disse Malfoy con tono dolce.
Snape mollò la bacchetta. Rimasero un istante in silenzio, e si guardarono.
"Cosa stai facendo, Severus…" disse Malfoy e lento avanzò verso di lui. "Non è ancora troppo tardi, lo sai?"
"Lo è," rispose Snape.
Lupin non si mosse, rimase in piedi e li fissò.
"Odierebbe perderti," affermò Malfoy e scrutò Snape con un'espressione rattristata. "Sei sempre stato uno sfuggente come il vento, e lui lo sa. Hai sempre l'opportunità di tornare."
Un lieve sorriso attraversò il volto di Snape. "I venti possono cambiare, Lucius."
"Ma in questa condizione chissà," disse Malfoy.
Snape annuì. "Allora questo è il momento, vero? Se devi uccidermi, fallo," sospirò calmo.
Si guardarono l'un l'altro per molto tempo senza dire niente. All'improvviso Malfoy si allontanò da loro e prese ad allontanarsi lentamente nella radura buia. "Buona fortuna, amico mio." Sussurrò senza voltarsi indietro.

Lupin lo fissò vacuo. Era qualcosa che non si sarebbe mai aspettato. No, era qualcosa che avrebbe pensato impossibile. Snape si girò ruotando su sé stesso, afferrò il collega per il braccio e lo trascinò verso i boschi.
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CAPITOLO SETTIMO
Con preoccupazione Remus Lupin notò come poco della caratteristica andatura del suo compagno fosse riconoscibile mentre incespicavano nel sottobosco. Era freddo e buoi tutto attorno, e non sentivano suoni. La sola cosa che percepiva era l'odore del sangue dell'uomo che lo guidava tra gli alberi. Era ovvio che non avrebbe potuto proseguire per molto ma Remus sapeva bene che non lo avrebbe mai fatto vedere.
"Facciamo una pausa," suggerì Lupin, e smise di camminare.
"No, potrebbero venire a cercarci," sussurrò Snape con voce roca.
"Potrò sentirli prima che si avvicinino troppo."
"Troppo pericoloso," ansimò Snape e riprese a camminare di nuovo.
"Quanto è distante?" lo richiamò Lupin.
Snape si girò attorno, lo fulminò con un'occhiata e tornò verso di lui. "Perché non accendi un falò e gridi un po' più forte?" sibilò.
"Quanto occorre per uscire di qui?" Lupin ripeté la domanda, tenendo la voce bassa.
"Il bosco è profondo," rispose Snape. "Tre ore."
Lupin studiò l'uomo davanti a lui. Gli abiti erano ancora zuppi poiché era stato gettato in mare e tagli profondi si allungavano dalla spalla e dal collo fino sul petto, e stavano ancora sanguinando. Remus si sentiva come congelare e, nello stato in cui era, Snape doveva sentirsi dieci volte peggio di lui.
"Non ce la farai," constatò Lupin. "Se ti tocco con un dito adesso tu cadi e nemmeno riesci a rialzarti da terra."
"Meglio non provarci," borbottò Snape e si voltò per proseguire il cammino. Lupin si protese e lo afferrò per la spalla.
"Se proseguiamo adesso, morirai in meno di un'ora."
"Chi se ne frega," rantolò Snape.
"Allora, facciamo finta che non mi importa se vivi o muori, ma ho bisogno di uscire di qua," fece Lupin. "Sei il solo che conosce la strada."
La rabbia negli occhi di Snape all'improvviso parve scemare mentre la debolezza si spargeva dentro di lui. "Bene," borbottò e raggiunse il tronco di un albero per sorreggersi. Remus fece finta di non averci fatto caso e sedette a terra.
"Forse è un errore affidarsi così tanto all'essere stregoni," disse Lupin. "Senza la bacchetta non siamo niente. Non sappiamo neppure accendere un fuoco…"
Quando il suo compagno non disse niente in risposta, Lupin alzò gli occhi da terra e lo vide: sedeva con la schiena poggiata ad un albero, gli occhi semichiusi, e respirava con fatica. Scivolò ancora un poco e infine permise al corpo indebolito di riposare sul terreno.
"Cerca di dormire, farò la guardia," sussurrò Lupin.
"No ho bisogno che tu mi dica cosa devo fare," borbottò Snape, ma non protestò oltre. Giaceva su un fianco, con la testa appoggiata al braccio.
"Dovresti prendere il mio mantello. Devi stare congelando così." Propose Lupin.
"Sto bene," rispose Snape, rifiutando l'offerta.
Remus Lupin sedette in silenzio e si concentrò su qualsiasi rumore che potesse provenire dalla foresta così come sul respiro dell'altro stregone. Qualche minuto dopo fu convinto che Snape stesse dormendo; si chinò su di lui e con delicatezza gli sfiorò la spalla. I suoi vestiti bagnati erano gelidi come ghiaccio. Si tolse il mantello e lo coprì, sapendo che Snape lo avrebbe voluto ammazzare per quel gesto, quando si fosse risvegliato. Se. Il pensiero lo fece rabbrividire. Una lieve brezza scuoteva le cime degli alberi. Snape aveva un sonno tormentato; si girava da una parte e dall'altra, stringeva il mantello che aveva come coperta e di tanto in tanto sussurrava parole incomprensibili. Lupin lo guardò attraverso la tenebra e si chiese se avesse sempre dormito così. Poteva sempre sentire l'odore di sangue fresco. Forse riposare lì non era stata una buona idea, poteva far peggiorare ancora di più le condizioni di Snape. Ma non c'era stata una vera scelta.
Circe un'ora dopo Snape si svegliò e incontrò lo sguardo di Lupin, fulminandolo. "Smettila di fissarmi," gemette.
"Stavi parlando nel sonno," rispose Lupin.
"Sì" tagliò corto Snape e guardò il mantello sotto cui aveva dormito. Con preoccupazione Lupin fece caso che non protestò. Snape tossì e sedette, appoggiandosi contro l'albero. "Ascolta…" la voce tremava parecchio, ma era abbastanza chiara perché Remus la sentisse. "Dovresti andare… da solo."
Lupin scosse la testa. "Non ti lascerò qua a morire."
"Se vuoi rischiare anche la tua vita, puoi attendere qua e andartene quando sarò morto…
la voce diveniva più debole ad ogni parola che diceva. "Il tuo ultimo sguardo sarà quello dato negli occhi di un lupo…" mormorò, più a sé stesso che a Lupin.
"Cosa?" chiese dolcemente Lupin. Era abbastanza sicuro che Snape stesse delirando.
"La predizione alla mia nascita," sussurrò.
"Oh," rispose sorpreso Lupin, "Non sapevo ne avessi una, credevo che nessuno più lo facesse, al giorno d'oggi…"
"Quasi nessuno, anche se può essere crudele… da quello che mi dissero pensavo che un giorno mi avresti ucciso, ma forse voleva dire che finiva così."
"Sopravviverai a tutto questo." All'improvviso Lupin ebbe chiaro che doveva davvero andare: se restava non poteva fare altro che guardarlo morire, ma se andava poteva fare abbastanza strada nel bosco da uscirne e chiedere aiuto. "Come esco da qui?"
"Segui il tuo naso, licantropo." Snape quasi riuscì a sorridere. "Guarda le stelle. Tieni il nord per almeno un'ora." Tossì di nuovo. "C'è un grosso lago; vai a ovest per oltrepassarlo. E stai attento a dove cammini… ci saranno dei crepacci sulla tua strada."
Lupin annuì e si guardò bene attorno con l'intenzione di memorizzare bene il posto per teleportarsi lì indietro. "D'accordo… Ora me ne andrò." Guardò Snape, che aveva chiuso di nuovo gli occhi. "Tornerò."
"Lo so." Sussurrò Snape.
Lupin voleva dire qualcos'altro, ma non riusciva a pensare a nulla di appropriato e così si allungò, posò una mano rassicurante sulla spalla dell'altro uomo. "Non osare di morire mentre sono via," gli disse piano.
Trovare la strada da solo fu più insidioso di quanto Lupin si fosse aspettato. Gli alberi spesso gli impedivano di vedere le stelle che supponeva dovessero guidarlo; più volte larghe rocce che emergevano dal terreno lo costringevano a deviare dalla strada più diretta. La vegetazione che copriva il terreno continuava a crescere alta e lo rallentava. Ogni qual volta aveva l'opportunità, si fermava e guardava il cielo per controllarlo e essere sicuro di tenere la giusta direzione. La luna brillava lucente e ler la seconda volta in quella notte considerò l'opportunità che trasformarsi in lupo gli avrebbe dato. Un lupo sarebbe stato assai più rapido su quel terreno. Non sciupò altro tempo con quel pensiero e proseguì il cammino. Stava diventando più freddo, e aveva pochissimo tempo.
Severus Snape giaceva sul terreno e ascoltava il battito del suo cuore. Poteva anche avvertire il gelo, lo sentiva strisciare dentro di sé e sapeva che il gelo poteva essere la sua fine in quella notte infinita; con il freddo arrivava la morte. Non poteva essere quella una fine degna, sdraiato sulla terra nuda della foresta, il mantello di Lupin stretto tra le mani. Non si era mai aspettato di lottare contro la morte, ma neppure si era aspettato di avere tempo per farlo. Gli era sempre sembrato più probabile che una Maledizione Mortale avrebbe messo fine ai suoi giorni, senza concedergli molto tempo per pensare a quanto stava accadendo. Questo era un modo peggiore. Perché di tutta la gente doveva essere proprio Lupin quello con cui doveva finire lì. Anche Black sarebbe stato meglio: almeno avevano posizioni ben definite, si odiavano e non c'erano storie. Ma stava diventando sempre più difficile per lui, odiare Remus Lupin, anche Snape doveva ammettere che era una persona assai piacevole. Calmo e silenzioso, ma anche intuitivo e svelto a reagire. E premuroso. Anche verso di lui. Sebbene non avesse motivi per farselo piacere, nemmeno poteva odiarlo. Poteva sentire il battito del suo cuore. Voldemort doveva essersi arreso a cercarli, altrimenti li avrebbe trovati da un bel po'. Questo significava che per lui c'erano due destini, morire lì o finire salvato dal licantropo.
Lupin dovettefaticare assai per non arrendersi e crollare a terra. Si sentiva del tutto esausto, i calzoni erano stazzonati a causa delle spine acuminate del sottobosco, e stava tremando per il freddo. Però continuò ad avanzare, notando come la foresta pian piano si faceva più sottile, fino a quando non furono che pochi alberi in una larga radura. Il cielo stava passando dal nero al grigio e l'alba non doveva essere troppo lontana. Oltre la radura scorse due finestre illuminate da una luce fioca, che lo fissavano come due occhi dalla tenebra: le finestre di un piccolo cottage. Una casa di stregoni, sperò.

Il momento dell'alba, pensò Snape quando guardò il cielo. Mentre stava diventando più luminoso, poté scorgere i vari rami sopra di lui. Era sempre assai freddo. Nella foresta sempre sembrava ci fosse freddo, non importa quanto potesse splendere luminoso il sole. Si sentiva stremato e chiuse gli occhi, ma non cedette al sonno. Il freddo accompagnava la morte, ma il sonno significava morte. Pensò di poter davvero aver trovato la sua fine. Sentì un morbido frusciare tra le foglie morte sul terreno.
Lupin si teleportò a qualche passo da lui. Fissò Snape per un istante: giaceva a terra, pallido, immobile e con gli occhi chiusi. "Severus?" lo richiamò, ma come si era aspettato, l'altro stregone non reagì. Lupin si avvicinò, si chinò su di lui e allungò la mano per toccargli il collo. "Vivi!" si sentì sussurrare tra sé più volte. Quando lo toccò, la pelle era gelida. "Severus?" sussurrò di nuovo, e stavolta poté vedere che lento Snape apriva gli occhi. Lo sguardo era vacuo ma nel fondo delle iridi nere Remus poté vedere ancora una scintilla di vita, quando gli sorrise. "Ti porto a casa." Sussurrò, gli mise un braccio attorno alle spalle e poi entrambi scomparvero.
Dumbledore, la McGonagall e Madama Pomfrey, la Medistrega, stavano attendendoli di già quando si teleportarono nella Foresta Proibita. Lupin immediatamente crollò al suolo accanto all'altro stregone. Teleportarsi fin lì e portando con sé Snape gli aveva sottratto ogni energia gli fosse rimasta.
"Sto bene," sussurrò debole appena sentì una mano sulla spalla e la Medistrega annuì e concentrò la sua attenzione sull'altro stregone.
Snape sentì voci familiari che mormoravano incantesimi e subito non avvertì più né freddo né dolore. Poté sentire la McGonagall che gli prendeva la mano.
"Grazie per averlo riportato indietro, Remus," disse Dumbledore con voce dolce, gli offrì la mano e lo rimise in piedi.
"Gli dissi che sarei tornato," rispose Lupin mentre guardava Snape.
"Gli dissi che sapevo l'avrebbe fatto," mormorò Snape. "Troppo Grifondoro per non farlo."
"Anche se a sentirlo da te, rende difficile credere che è un complimento," disse Lupin, e gli sorrise.
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